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横浜 · storia

Quando i reali d'Europa si tatuavano in Giappone

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Negli stessi anni in cui il governo Meiji puniva il tatuaggio sui propri cittadini, i tatuatori giapponesi lavoravano per marinai, diplomatici e principi ereditari. Le corti europee tornarono a casa con draghi sulle braccia. Ecco cosa dicono i documenti, e quali attribuzioni restano leggende.

In breve
  • Dopo il 1859 i porti aperti, Yokohama in testa, attirano marinai stranieri e tatuatori specializzati.
  • Nel 1881 i principi Albert Victor e George furono tatuati in Giappone: il diario del loro tutore lo registra.
  • Nel 1891, a Nagasaki, lo zarevič Nicola si fece tatuare un drago sull'avambraccio destro in circa sette ore.
  • L'attribuzione al celebre Hori Chiyo, spesso ripetuta, non ha prove solide.

I porti aperti e il nuovo mercato

Con i trattati del 1858 il Giappone apre alcuni porti al commercio estero. Yokohama, operativa dal 1859, diventa in pochi anni una città internazionale con consolati, navi da guerra e un quartiere straniero. Anche Kōbe e Nagasaki accolgono equipaggi occidentali. Il tatuaggio, che dal 1872 è vietato ai giapponesi, resta accessibile agli stranieri e diventa un'attività visibile e redditizia.

I tatuatori di questa fase lavoravano su repertori di disegni pronti e con tempi rapidi, adatti a clienti di passaggio. Il nome più citato è Hori Chiyo (Horichyo) di Yokohama, a cui molti resoconti occidentali dell'epoca attribuiscono una clientela di ufficiali e aristocratici.

1881: i principi del Galles

Nel 1881 i principi Albert Victor e George, figli del futuro Edoardo VII, visitano il Giappone come allievi ufficiali della nave HMS Bacchante. Il diario ufficiale del viaggio, compilato dal loro tutore John Neale Dalton, riporta che si fecero tatuare le braccia. Secondo il Royal Collection Trust, George descrisse un artista capace di completare un grande drago blu e rosso lungo tutto il braccio in circa tre ore, e annotò che le punture non facevano male.

Chi fu quell'artista? Il Royal Collection Trust indica come probabile Karakusa Gonta, che raggiunse i principi nella loro residenza di Tokyo; a Kyoto Albert Victor ricevette una gru e George una tigre. L'attribuzione a Hori Chiyo, ripetuta in molti articoli, secondo lo stesso ente non ha prove certe. Qui vale la regola del mestiere: una leggenda ben raccontata non è una fonte.

1891: lo zarevič a Nagasaki

Dieci anni dopo arriva lo zarevič Nicola, futuro Nicola II, in viaggio verso Vladivostok con il cugino Giorgio di Grecia. A Nagasaki due tatuatori salgono a bordo della nave russa. Nel suo diario Nicola registra la seduta: circa sette ore, dalle nove del mattino alle quattro del pomeriggio. Il risultato è un drago sull'avambraccio destro, descritto dalle cronache con corpo nero, corna gialle e ventre rosso. Alcune fotografie successive lo mostrano con la manica arrotolata.

Poche settimane dopo, a Ōtsu, un poliziotto della scorta lo ferisce alla testa con una sciabola. Nicola lascia il Giappone con due segni sul corpo, e tredici anni dopo la Russia e il Giappone saranno in guerra.

La moda e il suo limite

Negli ultimi decenni dell'Ottocento il tatuaggio diventa di moda in una parte dell'aristocrazia britannica, e a Londra tatuatori come Sutherland Macdonald si ispirano apertamente al repertorio giapponese. Nel 1906 il principe Arthur di Connaught, in Giappone per consegnare all'imperatore l'Ordine della Giarrettiera, riceve in albergo il tatuatore Hori Uno, che gli tatua Fudō Myōō, divinità buddhista armata di spada fiammeggiante.

La porta si chiude presto. Quando Edoardo, principe di Galles e futuro Edoardo VIII, visita il Giappone nel 1922 e vorrebbe farsi tatuare, le restrizioni governative glielo impediscono.

Perché questa storia mi interessa

È il primo caso documentato di tatuaggio giapponese portato fuori dal Giappone. Fu adattato alla clientela: pezzi singoli e rapidi su un braccio, non composizioni integrali, soggetti forti e leggibili come drago, tigre, gru. In un certo senso è l'antenato di ogni tatuaggio giapponese fatto in Europa, compreso il mio lavoro. Ed è la prova che l'irezumi ha sempre dialogato con lo straniero, anche quando il suo paese cercava di cancellarlo.

Fonti e letture: Royal Collection Trust, «Royal Tattoos»; Russian Life, «The Tsar with the Dragon Tattoo»; Japan Today, sul viaggio di Nicola nel 1891; Wikipedia, «HMS Bacchante (1876)»; John N. Dalton (a cura di), The Cruise of Her Majesty's Ship Bacchante 1879-1882 (Macmillan 1886); Matt Lodder, Painted People (William Collins 2022).

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