13AKIRA-Giulia Nannini

龍 · motivi e simboli

Il drago giapponese nel tatuaggio: significato del ryū e della gemma hōju

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Nell'irezumi il drago è il soggetto più richiesto e il più frainteso. Chi pensa al drago europeo, custode di tesori da uccidere, parte dalla parte sbagliata. Il drago dell'Asia orientale è una forza dell'acqua e del cielo, spesso benefica, e sulla pelle segue una grammatica precisa.

Guardiano, flash tradizionale di 13AKIRA: guardiano con terzo occhio luminoso che stringe la gemma fiammeggiante hōju
Guardiano: la gemma fiammeggiante hōju, il gioiello che nell'iconografia il drago stringe tra gli artigli. Qui la regge un guardiano.
In breve
  • Il drago giapponese (ryū o tatsu) deriva dal long cinese: serpentino, senza ali, legato ad acqua e pioggia.
  • La sfera che stringe è la hōju, gemma buddhista che esaudisce i desideri.
  • I tre artigli «giapponesi» sono una convenzione diffusa, non una regola storica rigida.
  • Drago e tigre formano una coppia: nuvole e vento, cielo e terra.

Un drago venuto dalla Cina

Il drago giapponese discende dal long cinese, arrivato con il buddhismo, la scrittura e la cosmologia continentale. Ha corpo di serpente, scaglie di carpa, artigli d'aquila, corna di cervo, lunghi baffi, e non ha ali: vola perché domina il cielo e le nuvole. In Giappone si fonde con divinità locali delle acque; Ryūjin, il re drago del mare, abita un palazzo sottomarino nelle leggende come quella di Urashima Tarō.

Per questo il drago è legato alla pioggia, ai fiumi, alla fertilità dei campi. Nei templi zen è spesso dipinto sui soffitti delle sale del Dharma, come protettore dell'insegnamento, ed è una presenza benevola. Sulla pelle significa soprattutto forza, saggezza e protezione.

La hōju: la gemma che il drago insegue

Molto spesso il drago tiene o insegue una sfera avvolta dalle fiamme. È la hōju (宝珠), dal sanscrito cintāmaṇi, la gemma che esaudisce i desideri. Nell'iconografia buddhista la stringono bodhisattva come Jizō e Kannon; nel repertorio del drago rappresenta la saggezza, il potere spirituale, a volte la perla della luna o del tuono.

La forma è riconoscibile: una goccia rovesciata con la punta in alto, circondata da lingue di fuoco. In composizione è preziosa perché crea un punto di luce e un centro visivo attorno a cui far girare il corpo del drago. È un elemento che uso spesso anche da solo, come nel Guardiano.

Dettaglio di Guardiano di 13AKIRA: la gemma hōju avvolta da fiamme dorate
Dettaglio della hōju: goccia con la punta verso l'alto e fiamme che la contornano.

Tre, quattro, cinque artigli

Si legge ovunque che il drago giapponese ha tre artigli, quello coreano quattro e quello cinese cinque. C'è un fondo storico: in Cina, in alcuni periodi, il drago a cinque artigli era riservato all'imperatore, e molti dipinti giapponesi mostrano draghi a tre artigli. Ma la regola non è rigida. Esistono draghi giapponesi classici a quattro e a cinque artigli, e la leggenda secondo cui il drago perde artigli man mano che si allontana dalla Cina è folklore moderno.

Nel tatuaggio il numero di artigli è soprattutto una scelta di stile e di leggibilità. Tre artigli ben disegnati si leggono meglio su un avambraccio; su una schiena intera si può fare altro.

Drago e tigre, nuvole e vento

Un antico detto cinese, legato al commento del Libro dei mutamenti, afferma che le nuvole seguono il drago e il vento segue la tigre. Da qui la coppia ryūko (龍虎): il drago sale tra le nuvole, la tigre ruggisce in basso tra bambù e vento. Nella pittura giapponese è un tema classico, e nel tatuaggio si distribuisce spesso su due braccia o su petto e schiena.

La coppia rappresenta forze opposte che si bilanciano, cielo e terra, spirito e corpo. Il drago compare anche con la fenice, secondo altre simbologie di complementarità.

Come si muove sul corpo

Il drago è il soggetto più adatto all'anatomia perché non ha una forma fissa. Si arrotola attorno al braccio, sale lungo la schiena, attraversa il fianco. Alcune convenzioni aiutano la lettura: la testa va in un punto visibile e ben illuminato, spalla o scapola; il corpo si alterna tra parti visibili e parti nascoste da nuvole o onde, che danno profondità; la direzione del movimento segue muscoli e ossa, non li contraddice.

Il drago che sale verso l'alto è lettura comune di ascesa e progresso. Il drago che scende è meno frequente e viene letto, a seconda del contesto, come ritorno o controllo. Queste letture sono diffuse tra i tatuatori, ma non codificate in una fonte storica unica.

Il drago dei pompieri di Edo

Nel primo Ottocento i pompieri di Edo portavano draghi e motivi d'acqua come amuleto contro il fuoco. Tra i modelli c'erano gli eroi del Suikoden illustrati da Kuniyoshi, in particolare Kumonryū Shishin, il Drago dai Nove Tatuaggi. Chi chiede un drago oggi, anche senza saperlo, sceglie uno dei soggetti fondativi del tatuaggio giapponese moderno.

Fonti e letture: Wikipedia, «Japanese dragon»; JF Trudel, «Japanese Dragon Ryū or Tatsu»; Dai Yokai, «Japanese Dragon Types»; Wikipedia, «Cintamani»; Merrily Baird, Symbols of Japan: Thematic Motifs in Art and Design (Rizzoli 2001); Brian Ashcraft e Hori Benny, Japanese Tattoos (Tuttle 2016).

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