Accanto al drago e alla carpa, l'irezumi usa un piccolo gruppo di creature ricorrenti. Quasi nessuna è nativa del Giappone: tigre, fenice e leone arrivano dalla Cina e dal buddhismo. Hanno ruoli precisi e lavorano quasi sempre in coppia con un altro soggetto o con un fiore.
- La tigre simboleggia forza e coraggio, protegge da malattie e spiriti; si abbina al vento e al bambù.
- La fenice hōō è un uccello di buon auspicio legato a virtù e pace, non alla rinascita dalle ceneri.
- Lo shishi è il leone guardiano dei templi; con la peonia forma la coppia «re degli animali e re dei fiori».
- Il kirin è una creatura benevola che compare solo in tempi di buon governo.
La tigre: forza dipinta a memoria
In Giappone non vivevano tigri. I pittori di epoca Edo le ricostruivano da dipinti cinesi e coreani, da pelli importate e, secondo aneddoti diffusi, osservando i gatti. È per questo che molte tigri giapponesi classiche hanno occhi tondi, zampe morbide ed espressioni quasi feline. Maruyama Ōkyo e Kishi Ganku, nel Settecento, sono tra i pittori più noti per le tigri.
Nella simbologia sino-giapponese la tigre è regina degli animali terrestri, porta forza e coraggio e allontana malattie e spiriti maligni. È associata al vento e compare spesso tra i bambù piegati. In coppia con il drago rappresenta la terra contro il cielo. Nel sistema dei quattro guardiani cosmici la Tigre bianca (Byakko) presiede all'ovest e all'autunno.
La fenice hōō: virtù, non rinascita
La fenice dell'Asia orientale, fenghuang in cinese e hōō (鳳凰) in giapponese, non ha nulla a che vedere con la fenice greca che rinasce dalle proprie ceneri. È un uccello composito, con piumaggio multicolore e lunga coda, che compare quando regnano pace e giustizia. È associata all'imperatrice, alla fedeltà e alla virtù.
In Giappone è un'immagine di alta cultura: la sala centrale del tempio Byōdō-in a Uji, del 1053, porta sul tetto due fenici di bronzo e si chiama per questo Sala della Fenice; la stessa statua compare sul retro della banconota da diecimila yen della serie 2004. Nel tatuaggio la fenice si abbina alla paulownia (kiri), l'albero su cui secondo la tradizione si posa, o al drago come controparte.
Va distinta dal Suzaku, l'Uccello vermiglio guardiano del sud: le due figure si sovrappongono spesso nelle immagini moderne, ma hanno origini diverse.
Shishi e komainu: i leoni guardiani
I leoni arrivano in Giappone attraverso l'arte buddhista come guardiani del Dharma. Lo shishi (獅子), o karajishi, «leone cinese», ha criniera ricciuta, occhi sporgenti e muso da cane. Davanti ai santuari shintō compaiono in coppia come komainu: uno a bocca aperta, che pronuncia la sillaba a, e uno a bocca chiusa, che pronuncia un. Insieme indicano l'inizio e la fine, la totalità.
Il tema classico è botan ni karajishi: il leone tra le peonie. Il leone è re degli animali, la peonia regina dei fiori; secondo una leggenda di origine buddhista, l'unica cosa che il leone teme è un parassita che lo divora dall'interno, e la rugiada delle peonie lo uccide: per questo il leone riposa tra quei fiori. Il motivo è al centro del dramma Shakkyō, «Il ponte di pietra», portato dal Nō al kabuki con danze di leoni tra le peonie. Sulla pelle significa protezione e forza nobile.
Kirin, baku e le creature minori
Il kirin (麒麟), derivato dal qilin cinese, ha corpo di cervo coperto di scaglie, zoccoli e un corno: annuncia la nascita di un saggio o un governo giusto, e non calpesta nemmeno l'erba. Il baku, con proboscide d'elefante e zampe di tigre, divora gli incubi. Sono soggetti più rari, adatti a chi vuole un simbolo di buona sorte meno ovvio del drago.
La regola delle coppie
Questi animali raramente stanno da soli. Tigre con bambù e vento. Shishi con peonia. Fenice con paulownia. Drago con nuvole. L'abbinamento non è decorativo: completa il significato e dà al soggetto un ambiente coerente con la stagione e l'elemento. Quando progetto un animale, la prima domanda riguarda il compagno giusto, non la posa.
Fonti e letture: Wikipedia, «Komainu»; Wikipedia, «Fenghuang»; Wikipedia, «Four Symbols»; Wikipedia, «Byōdō-in»; Wikipedia, «Qilin»; Merrily Baird, Symbols of Japan (Rizzoli 2001); Brian Ashcraft e Hori Benny, Japanese Tattoos (Tuttle 2016).