Il teatro kabuki e il tatuaggio giapponese sono cresciuti nella stessa città, per lo stesso pubblico, e si sono scambiati eroi e immagini. Il trucco a righe dei guerrieri kabuki, il kumadori, è un sistema di colori che dice subito chi è il personaggio. È un codice che un tatuatore può usare.

- Il kabuki nasce all'inizio del Seicento a Kyoto con Izumo no Okuni e diventa teatro di soli uomini.
- Il kumadori è legato allo stile aragoto creato a Edo da Ichikawa Danjūrō I.
- Secondo il National Theatre of Japan il rosso indica giustizia e coraggio, l'indaco grandi malvagi e spettri vendicativi, il marrone orchi e spiriti.
- Le stampe di attori (yakusha-e) e i personaggi tatuati del kabuki alimentano l'immaginario dell'irezumi.
Un teatro nato da una danzatrice
Il kabuki nasce intorno al 1603 a Kyoto con le danze di Izumo no Okuni e della sua compagnia femminile, spettacoli popolari e provocanti. Nel 1629 lo shogunato vieta alle donne di recitare; anche le compagnie di ragazzi vengono proibite a metà secolo. Da allora il kabuki è interpretato solo da uomini, con attori specializzati nei ruoli femminili (onnagata).
A differenza del Nō, teatro aristocratico e austero con maschere di legno, il kabuki è spettacolo cittadino: effetti scenici, costumi sgargianti, trucco al posto della maschera, pose congelate (mie) che il pubblico applaude. Nel 2008 è stato iscritto nella lista UNESCO del patrimonio culturale immateriale.
Aragoto e l'invenzione del kumadori
Alla fine del Seicento l'attore Ichikawa Danjūrō I crea a Edo lo stile aragoto, «stile rude»: eroi sovrumani, voce potente, costumi imbottiti e movimenti esagerati. Per questi ruoli si sviluppa il kumadori (隈取), trucco fatto di linee colorate su base bianca che esaltano muscoli e vene del volto. La tecnica consiste nel tracciare la linea e sfumarla con le dita verso un lato.
Alcuni studiosi collegano l'aspetto del kumadori alle statue buddhiste dei guardiani Niō e di Fudō Myōō, con i loro volti contratti. La dinastia Danjūrō conserva ancora i ruoli principali dell'aragoto, raccolti nel canone dei Kabuki jūhachiban, le diciotto grandi opere.
Il codice dei colori
Il kumadori usa pochi colori, ognuno con un significato. Secondo i materiali didattici del National Theatre of Japan, il rosso cremisi (beniguma) esprime senso di giustizia, coraggio o giovane ardore; l'indaco (aiguma) indica grandi malvagi o fantasmi vendicativi; il marrone chiaro (chaguma) orchi e spiriti. Il nero accentua sopracciglia e bocca.
Anche il disegno delle linee conta. Il sujiguma, con righe rosse che salgono dagli occhi e dalla bocca, è il trucco dell'eroe infuriato e di forza sovrumana, come Kamakura Gongorō in Shibaraku, l'immagine che in Occidente è diventata sinonimo di kabuki. Il mukimiguma, più leggero, si usa per giovani eroi. Il sistema è codificato per ruolo: un attore non inventa il proprio trucco.

Stampe di attori e divi di Edo
Il kabuki alimenta un intero genere di stampe, lo yakusha-e: ritratti di attori nei loro ruoli più celebri, venduti come oggi si vendono i poster dei divi. Nel 1794-1795 Tōshūsai Sharaku pubblica in pochi mesi una serie di ritratti a mezzo busto di intensità inedita, e poi scompare. Kunisada e Kuniyoshi produrranno migliaia di stampe teatrali nell'Ottocento.
Stampe di attori, stampe di guerrieri e tatuaggio condividono pubblico, soggetti e botteghe. Un volto dipinto con il kumadori in una stampa è, dal punto di vista grafico, già un disegno pronto per la pelle.
Eroi tatuati sul palco
Il kabuki porta in scena anche il tatuaggio. Nella commedia di Kawatake Mokuami del 1862 nota come Benten Kozō, il ladro Benten si traveste da giovane donna per truffare un negozio; smascherato, si scopre la spalla e rivela un tatuaggio di fiori di ciliegio in una delle scene più amate del repertorio. Sul palco il tatuaggio è reso con indumenti aderenti color carne dipinti, non sulla pelle dell'attore.
Il messaggio al pubblico è chiaro: il corpo tatuato è quello del fuorilegge affascinante, dell'uomo di città coraggioso e fuori dalle regole. È lo stesso archetipo dei briganti del Suikoden.
Kumadori e tatuaggio oggi
Nel tatuaggio il kumadori si usa in due modi. Direttamente, come trucco sul volto di un personaggio, un samurai, un eroe, perfino una figura contemporanea come in Ganbaru. Oppure come logica di ombreggiatura sui volti di divinità e demoni, dove le linee di tensione sottolineano l'espressione. In entrambi i casi il colore va scelto sapendo cosa dice: righe blu su un volto che si vuole eroico mandano il messaggio opposto.
Fonti e letture: National Theatre of Japan, «Kumadori Makeup»; Wikipedia, «Kumadori»; Wikipedia, «Aragoto»; Wikipedia, «Shibaraku»; Artelino, «Kabuki Makeup»; Samuel L. Leiter, Historical Dictionary of Japanese Traditional Theatre (Scarecrow Press 2006); Donald Keene, World Within Walls: Japanese Literature of the Pre-Modern Era (Holt 1976).