13AKIRA-Giulia Nannini

鯉 · motivi e simboli

Tatuaggio carpa koi: significato e leggenda della Porta del Drago

Di · · aggiornato il · 3 min di lettura

La carpa è il tatuaggio della perseveranza, e il motivo è una leggenda precisa: il pesce che risale la corrente, supera la cascata e si trasforma in drago. Attorno a questo nucleo antico si sono accumulate interpretazioni recenti. Conviene distinguere le due cose.

In breve
  • La leggenda viene dalla Cina: la carpa che supera il salto del Longmen, sul Fiume Giallo, diventa drago.
  • In Giappone il proverbio tōryūmon indica la porta del successo.
  • Il 5 maggio le famiglie issano i koinobori, bandiere a forma di carpa, per i figli.
  • Le regole su direzione e colori della koi sono in larga parte convenzioni moderne del tatuaggio.

La Porta del Drago

Sul Fiume Giallo, nel punto chiamato Longmen (龍門, «Porta del Drago»), il fiume attraversa una stretta gola con rapide violente. La leggenda cinese racconta che in primavera molte carpe risalivano il fiume e tentavano di superare il salto. Quasi tutte fallivano. Quella che ci riusciva veniva trasformata in drago.

L'immagine entra presto nel linguaggio politico. Nel Libro degli Han posteriori (V secolo) si dice che chi era ammesso alla presenza del funzionario Li Ying «era salito alla Porta del Drago»: aveva superato la prova. Il Giappone eredita l'espressione come tōryūmon (登竜門), ancora oggi usata per indicare un concorso o un premio che apre la carriera.

Carpe per i bambini: il koinobori

In Giappone la carpa diventa il simbolo augurale dei figli. Per la festa del 5 maggio, antica festa dei ragazzi (tango no sekku) e dal 1948 Giornata dei bambini, le famiglie issano i koinobori, maniche a vento a forma di carpa, una per ogni membro della famiglia. L'augurio è che i figli crescano forti e capaci di affrontare le difficoltà come la carpa contro corrente.

Nelle stampe ukiyo-e compare spesso Kintarō, il bambino dalla forza sovrumana del folklore, che lotta con una carpa gigante in una cascata: Kuniyoshi e Yoshitoshi hanno dedicato a questo soggetto tavole celebri. È un'immagine che il tatuaggio ha adottato: forza pura, allegra, invincibile.

Carpa e koi colorata non sono la stessa cosa

Un dettaglio che spesso si ignora. Il simbolo antico è la carpa comune, scura. Le nishikigoi, le carpe ornamentali rosse, bianche, dorate e maculate, sono il risultato di selezioni avviate nell'Ottocento nella regione di Niigata e diffuse in tutto il Giappone nel Novecento. Nel tatuaggio si usano i colori per ragioni pittoriche, e va benissimo, ma la leggenda della cascata non parla di koi colorate.

Direzione e colori: cosa è tradizione e cosa no

Si trovano in rete tabelle precise: carpa che sale uguale lotta in corso, carpa che scende uguale obiettivo raggiunto; rossa uguale amore, nera uguale superamento di un dolore, blu uguale maschilità. Queste corrispondenze circolano nella cultura del tatuaggio occidentale degli ultimi decenni e non trovano riscontro nelle fonti storiche giapponesi che conosco.

La direzione ha però una logica narrativa reale: una carpa che risale evoca la sfida della leggenda, e una carpa accompagnata da un drago o con attributi draconici racconta la trasformazione compiuta. Esistono infatti figure ibride, carpe con testa di drago, che mostrano il momento del passaggio. I colori vanno scelti per equilibrio con il fondale e per come invecchiano sulla pelle, non per una tabella.

Come costruisco una koi

La koi funziona perché la sua forma a S segue bene braccio, polpaccio e coscia. Ha bisogno di acqua: senza onde, spruzzi o una cascata il pesce resta sospeso nel vuoto. Tradizionalmente si accompagna a fiori di stagione, come peonie o foglie d'acero cadute nella corrente. Le scaglie si disegnano una a una, dalla testa alla coda, e la loro regolarità decide la qualità del pezzo più di qualsiasi colore.

Fonti e letture: Wikipedia, «Koinobori»; Wikipedia, «Nishikigoi»; Wikipedia, «Kintarō»; Kamicrew, sul rapporto koi e drago; Fan Ye, Hou Han shu, biografia di Li Ying; Merrily Baird, Symbols of Japan (Rizzoli 2001); Brian Ashcraft e Hori Benny, Japanese Tattoos (Tuttle 2016).

Torna al Diario