13AKIRA-Giulia Nannini

ジャポニスム · cultura e ricezione

Japonisme: come le stampe giapponesi hanno cambiato l'arte europea

Di · · aggiornato il · 3 min di lettura

Le stampe ukiyo-e che hanno dato forma all'irezumi hanno riscritto anche la pittura europea. Tra il 1860 e il 1900 Parigi, Londra e perfino Genova scoprono un modo diverso di tagliare l'immagine, usare il colore e guardare il quotidiano. È il precedente storico più importante per chi, come me, fonde il Giappone con un altro immaginario.

Luna, opera di 13AKIRA: volto sorridente, teschio e fiamma su fondo nero in stile ukiyo-e
Luna: contorno netto, campiture piene, taglio ravvicinato. Gli stessi elementi che nell'Ottocento colpirono i pittori europei.
In breve
  • Il termine japonisme è attribuito al critico Philippe Burty, nel 1872.
  • Van Gogh nel 1887 dipinse copie di due vedute di Hiroshige e possedeva centinaia di stampe.
  • Monet raccolse a Giverny una collezione di stampe giapponesi ancora visibile nella sua casa.
  • In Italia il caso chiave è Edoardo Chiossone, incisore a Tokyo, la cui raccolta è oggi un museo a Genova.

Come arrivano le stampe

Dopo l'apertura dei porti negli anni Cinquanta dell'Ottocento, oggetti giapponesi iniziano a circolare in Europa in quantità. Alla Esposizione internazionale di Londra del 1862 si vede la raccolta del diplomatico Rutherford Alcock; all'Esposizione universale di Parigi del 1867 il Giappone partecipa ufficialmente. Le stampe ukiyo-e, in patria merce popolare e poco costosa, arrivano anche come carta da imballaggio per le porcellane, un aneddoto spesso ripetuto e difficile da verificare nei singoli casi.

Nel 1872 Philippe Burty usa il termine japonisme per descrivere la moda e lo studio dell'arte giapponese. Tra il 1888 e il 1891 il mercante Siegfried Bing pubblica la rivista Le Japon artistique, in edizione francese, inglese e tedesca, che diffonde riproduzioni e saggi.

Cosa cambia nello sguardo europeo

Gli artisti europei non copiano i soggetti giapponesi, o non solo. Assorbono soluzioni formali: il taglio asimmetrico con figure tagliate dal bordo, la prospettiva dall'alto, le campiture piatte senza chiaroscuro, il contorno scuro, la diagonale dominante, l'attenzione a scene quotidiane e a momenti atmosferici come la pioggia o la neve.

Degas taglia le ballerine ai margini del quadro. Toulouse-Lautrec costruisce i manifesti del Moulin Rouge con sagome piatte e contorni. Whistler firma con un monogramma a forma di farfalla inscritto in un cartiglio, sul modello dei sigilli. Sono esattamente le qualità grafiche che rendono un'immagine leggibile anche sulla pelle.

Van Gogh e Hiroshige

Vincent van Gogh collezionò alcune centinaia di stampe giapponesi, comprate in gran parte a Parigi presso Bing. Nel 1887 dipinse due copie a olio da Cento vedute famose di Edo di Utagawa Hiroshige: il Giardino dei susini a Kameido e il Ponte sotto la pioggia (dalla veduta del ponte Ōhashi ad Atake). Aggiunse cornici con caratteri giapponesi copiati senza comprenderli.

Nelle lettere al fratello Theo, dall'estate del 1888 ad Arles, scrive che tutto il suo lavoro poggia in qualche modo sull'arte giapponese e descrive la Provenza come il suo Giappone. Il Van Gogh Museum di Amsterdam conserva oggi la sua collezione di stampe.

Monet, Giverny e la moda giapponese

Nel 1876 Claude Monet espone La Japonaise, ritratto della moglie Camille in kimono rosso con ventagli alle pareti: un quadro quasi ironico sulla moda del momento. Il japonisme più profondo arriva dopo, a Giverny, dove Monet raccoglie stampe di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, oggi esposte nella casa-museo, e costruisce un giardino d'acqua con un ponte ad arco di ispirazione giapponese che dipingerà per decenni.

L'Italia: Chiossone, Mascagni, Puccini

In Italia la figura centrale è Edoardo Chiossone, incisore genovese chiamato dal governo Meiji nel 1875 per dirigere la stampa di banconote e francobolli presso il ministero delle Finanze. Rimase in Giappone fino alla morte, nel 1898, e raccolse migliaia di opere: stampe, dipinti, armature, bronzi. Lasciò la collezione all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; oggi forma il Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone, una delle raccolte giapponesi più importanti d'Europa.

Il Giappone entra anche nel teatro musicale: Iris di Pietro Mascagni debutta a Roma nel 1898, Madama Butterfly di Giacomo Puccini alla Scala nel 1904. Qui il japonisme mostra il suo limite: un Giappone immaginato, fatto di geishe fragili e ciliegi, filtrato da uno sguardo esotico.

Una lezione per chi fonde culture

Il japonisme offre due modelli. Da una parte Van Gogh, che studia la grammatica dell'immagine giapponese e la usa per risolvere problemi della propria pittura. Dall'altra l'esotismo da salotto, che prende il kimono come costume. Il primo modello produce opere nuove; il secondo produce cliché. Quando porto Wu-Tang o Sailor Moon dentro una stampa, cerco di stare dalla parte di Van Gogh: la struttura giapponese deve reggere il pezzo, non decorarlo.

Fonti e letture: Wikipedia, «Japonisme»; Wikipedia, «Edoardo Chiossone»; Van Gogh Museum, Amsterdam, collezione di stampe giapponesi e Vincent van Gogh: The Letters (edizione online); Siegfried Bing (a cura di), Le Japon artistique, 1888-1891; Siegfried Wichmann, Japonisme: The Japanese Influence on Western Art since 1858 (Thames & Hudson 1981); Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone, Genova.

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