Per più di un secolo l'irezumi è stato fatto solo a mano. Il tebori (手彫り, «incisione a mano») usa una fila di aghi fissata a un manico e un movimento ritmico che spinge l'inchiostro sotto la pelle. È una tecnica che condiziona l'aspetto del colore, i tempi e perfino il suono della seduta.
- Lo strumento del tebori si chiama nomi: aghi in fila o a gruppi fissati a un manico di bambù o metallo.
- Le linee (sujibori) e le sfumature (bokashi) si eseguono con gruppi di aghi e movimenti diversi.
- Le macchinette elettriche, brevettate negli Stati Uniti nel 1891, si diffondono in Giappone nel Novecento.
- Nel 2020 la Corte Suprema giapponese ha stabilito che tatuare non è un atto medico.
Lo strumento: il nomi
Il cuore del tebori è il nomi (ノミ, anche «scalpello»): un manico, tradizionalmente in bambù e oggi spesso in acciaio, alla cui estremità sono legati aghi disposti in fila piatta o in gruppi. Il numero e la disposizione degli aghi cambiano con la funzione: pochi aghi per le linee, file larghe fino a decine di aghi per riempire e sfumare. Un tempo gli apprendisti preparavano e legavano gli aghi a mano; oggi molti tatuatori usano aghi sterili monouso applicati al manico.
L'inchiostro nero tradizionale è il sumi, ricavato da bastoncini di fuliggine e colla, macinato con acqua. I pigmenti colorati storici includevano materiali minerali oggi sostituiti da inchiostri moderni conformi alle normative.
Il gesto: tsukibori e hanebori
Il tatuatore tende la pelle con una mano e con l'altra fa scorrere il nomi appoggiato tra le dita, come una stecca da biliardo. Il colpo dritto, che entra e esce, si chiama in genere tsukibori. Il colpo con una leggera rotazione verso l'alto all'uscita, che lascia meno pigmento in superficie e più in profondità a sfumare, è l'hanebori. Il ritmo è regolare e produce un suono caratteristico, un fruscio secco a ogni colpo, che chi ha assistito a una seduta riconosce subito.
La sfumatura graduale dal nero pieno alla pelle nuda, il bokashi, è la firma visiva del tebori: una transizione morbida ottenuta modulando densità dei colpi e profondità, più che diluendo l'inchiostro. È la stessa parola usata per la sfumatura nelle stampe ukiyo-e, dove si otteneva inchiostrando la matrice in modo non uniforme.
Linee, riempimenti, fondali
Un pezzo giapponese si costruisce per fasi. Prima il contorno (sujibori), che fissa il disegno sulla pelle. Poi le ombre e i fondali neri (gakubori, il lavoro della «cornice»), che uniscono le figure. Infine il colore dei soggetti. Molti maestri giapponesi contemporanei tracciano i contorni con la macchinetta, più rapida e precisa sulla linea, e riservano il tebori a sfumature e campiture. Non esiste un solo modo corretto.
Tebori e macchinetta: differenze reali
La prima macchinetta elettrica per tatuare fu brevettata a New York da Samuel O'Reilly nel 1891, derivandola da una penna elettrica di Edison. In Giappone la macchina si diffonde nel corso del Novecento, soprattutto nel dopoguerra.
Le differenze che si possono sostenere con buona sicurezza riguardano tempi e resa: il tebori è più lento, soprattutto sulle linee, e produce sfumature e neri con una texture riconoscibile. Altre affermazioni circolano senza prove solide: che il tebori faccia meno male, che guarisca più in fretta o che il colore duri di più. Dipendono molto dalla mano del tatuatore e dalla pelle del cliente, e non conosco studi comparativi che le confermino. Chi le presenta come fatti sta vendendo, non informando.
Maestri e apprendistato
Il tebori si è trasmesso attraverso apprendistati lunghi dentro linee di maestri, con nomi d'arte ereditati. Il caso più noto fuori dal Giappone è Horiyoshi III (Yoshihito Nakano), attivo a Yokohama, che ha lavorato con tatuatori stranieri e ha contribuito a far conoscere il tebori all'estero. Oggi la tecnica è praticata in Giappone e da un numero crescente di tatuatori in Europa e in America, spesso formati da maestri giapponesi.
Il rischio legale e la sentenza del 2020
Per anni in Giappone tatuare è stato giuridicamente fragile: una circolare del 2001 lo considerava atto medico. Il tatuatore di Osaka Taiki Masuda, denunciato nel 2015, ha portato il caso fino alla Corte Suprema, che nel settembre 2020 ha confermato la sua assoluzione. La decisione ha tolto ai tatuatori, tebori compreso, il rischio di essere perseguiti per esercizio abusivo della medicina.
Perché conta anche per chi non lavora a mano
Anche un tatuaggio giapponese fatto a macchina eredita le soluzioni nate con il tebori: la gerarchia tra contorno, fondale e colore, il bokashi come passaggio graduale, il nero usato come struttura. Capire il gesto originale aiuta a capire perché un pezzo giapponese ha quell'aspetto, e a riconoscere un lavoro che lo imita soltanto in superficie.
Fonti e letture: Wikipedia, «Irezumi»; Wikipedia, «Horiyoshi III»; Wikipedia, «Tattoo machine»; Brian Ashcraft e Hori Benny, Japanese Tattoos (Tuttle 2016); Takahiro Kitamura, Tattoos of the Floating World (Hotei 2003).