Nella pittura giapponese un'opera non è chiusa finché non riceve la firma e un sigillo rosso. Questo gesto si chiama rakkan. È anche il motivo per cui il mio marchio è un sigillo, e per cui ho scelto proprio quello del ragno-donna.

- Rakkan abbrevia rakusei kanshi, l'iscrizione che segna il completamento di un'opera: firma più sigillo.
- Il sigillo si imprime con pasta rossa (inniku) e può riportare il nome o il nome d'arte.
- Le stampe ukiyo-e portano la firma dell'artista in un cartiglio, il marchio dell'editore e, per lunghi periodi, i sigilli di censura.
- Nel tatuaggio tradizionale l'identità passa soprattutto dal nome d'arte con il prefisso Hori-.
Cosa significa rakkan
Rakkan (落款) è la forma breve di rakusei kanshi (落成款識), l'iscrizione che si appone quando un'opera è finita. Nella pratica comprende la firma dell'artista, a volte una data o una dedica, e uno o più sigilli. La tradizione viene dalla pittura e dalla calligrafia cinesi, dove i sigilli di pietra incisa accompagnavano le opere da secoli.
I sigilli si imprimono con una pasta rossa a base di pigmento e olio, l'inniku. Un artista ne possiede spesso diversi: uno con il nome, uno con il nome d'arte (gagō), altri con motti o nomi di studio. Il sigillo non è decorazione. Autentica l'opera, bilancia la composizione con un punto di rosso e dichiara chi se ne assume la paternità.
Firme e sigilli nelle stampe ukiyo-e
Le stampe di epoca Edo sono prodotti collettivi: disegnatore, incisore, stampatore, editore. Sul foglio compaiono più segni. La firma del disegnatore, spesso seguita da ga (画, «dipinto da»), sta in un cartiglio o libera nel campo. Il marchio dell'editore identifica chi ha finanziato e venduto la stampa. Dalla fine del Settecento compaiono i sigilli di censura, come il kiwame («approvato»), e in alcuni periodi sigilli con la data.
Leggere questi segni permette di datare una stampa e di riconoscere i falsi. Per chi disegna in stile ukiyo-e il cartiglio è anche un elemento grafico: un rettangolo verticale con testo che struttura lo spazio, come nelle mie tavole.
I nomi d'arte dei tatuatori
Il tatuaggio giapponese tradizionale, di norma, non si firma sulla pelle. L'identità dell'autore passa dal nome d'arte, conferito dal maestro all'allievo dentro una linea di trasmissione. Molti horishi portano nomi con il prefisso Hori- (彫, «incidere»): Horiyoshi, Horitoshi, Horikazu. Il nome può essere ereditato con un numero ordinale, come per gli attori kabuki: Horiyoshi III è il terzo a portare quel nome.
Il nome d'arte funziona come un rakkan diffuso: garantisce una scuola, uno stile, una responsabilità. Nell'ambiente tradizionale molti considerano scorretto portare un nome Hori- senza averlo ricevuto da un maestro.
Perché Jorōgumo
Il mio sigillo porta i caratteri 女郎蜘蛛, Jorōgumo. Nel folklore di epoca Edo è un ragno che può assumere l'aspetto di una donna bellissima e attirare gli uomini nella sua tela. Toriyama Sekien la inserisce nei suoi cataloghi illustrati di yōkai del Settecento, e lo stesso nome indica in giapponese un ragno reale dai colori gialli e neri, comune nei giardini.
L'ho scelto perché tiene insieme cose che mi riguardano: una figura femminile potente e ambigua, un animale che costruisce trame con pazienza, un pezzo di folklore che viene dalle stesse stampe su cui studio. Il secondo sigillo, 十三, è il tredici del mio nome d'arte 13AKIRA. Non ho un nome Hori- e non lo uso: il mio sigillo è una firma personale, non l'appartenenza a una linea giapponese.
Fonti e letture: Wikipedia, «Seal (East Asia)»; Wikipedia, «Jorōgumo»; Wikipedia, «Horiyoshi III»; Andreas Marks, Japanese Woodblock Prints: Artists, Publishers and Masterworks 1680-1900 (Tuttle 2010); Michael Dylan Foster, The Book of Yōkai (University of California Press 2015).